Marx

A proposito del TISA. Ovvero “Come il capitale domina la politica”


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La borghesia si è conquistato il dominio politico esclusivo nel moderno Stato rappresentativo. Il potere politico moderno non è altro che un comitato, il quale amministra gli affari comuni della classe borghese nel suo complesso” (K. Marx F. Engels, Il Manifesto del partito comunista)

Su Internazionale di Venerdì scorso è apparso un articolo di S. Žižek dal titolo: Come il Capitale domina la politica.

Il TISA, trattato sugli scambi di servizi che prosegue l’altra serie di trattati economici, rigorosamente segreti, sul libero scambio (l’ISDS e il TTIP), coinvolge 50 Paesi e gran parte degli scambi mondiali nei servizi. “Stabilisce, cioè, le regole che favorirebbero l’espansione delle multinazionali finanziarie in altre nazioni, eliminando le barriere restrittive” e vietando una necessaria regolamentazione dei servizi finanziari.

Oltre al fatto che la crisi scoppiata nel 2008 è stata una conseguenza proprio dell’assenza di regole, cade subito l’occhio sull’altra grande oscenità del TISA: la sua segretezza, relativa all’atto della sua stesura e ai 5 anni successivi alla sua entrata in vigore. Complice di questa operazione, come ricorda Žižek, la Stampa, che ha dato questa notizia distrattamente come se non avesse rilevanza alcuna.

il problema è che se il TISA entrerà in vigore – come d’altronde se l’ISDS entrerà in vigore – “le conseguenze globali” saranno  dirompenti perché travolgeranno come un fiume in piene l’ossatura legale del mercato mondiale lo stato di diritto e i diritti dei lavoratori e dei consumatori.

“Un secolo e mezzo fa, nel Capitale, Karl Marx definiva lo scambio di mercato tra lavoratore e capitalista come “un vero Eden dei diritti naturali dell’uomo dove regnano solo Libertà, Uguaglianza, Proprietà e Jeremy Bentham. Per Marx l’aggiunta del filosofo dell’utilitarismo egoista è la chiave del vero significato della libertà e dell’eguaglianza nella società capitalistica” (Žižek). Ma la libertà del Capitale, è chiaro, è solo quella di cui si gode all’interno dei rapporti borghesi di produzione ed è quindi strettamente riferita al rapporto di compra-vendita. “Oggi possiamo dire di avere la libertà, la democrazia e il TISA: libertà significa libero flusso di capitali e dati personali e finanziari”, e “la democrazia?”, si chiede Žižek?

Seguendo l’analisi marxiana, il presente Stato di diritto, per intenderci quello che è nato dalla rivoluzione francese e diventato poi il prototipo dello stato borghese, e cioè lo stato costituzionale, liberale, parlamentare, rappresentativo ecc. è il modello teorico del rispecchiamento ideologico capitalistico. Marx dice chiaramente nel Manifesto che “lo Stato borghese è un comitato d’affari del Capitale”. Oggi quest’analisi si sta rivelando una previsione soprattutto quando la fine dell’Unione Sovietica è come se avesse neutralizzato e destituito di qualsiasi valore tutti quei diritti acquisiti nello stato sociali che sono stati il  frutto delle rivolte e proteste operaie. Caduto il muro di Berlino la “democrazia” perde quel volto (sociale) per appiattirsi sulla democrazia liberista capitalista che è sì quella della compre-vendita. E se si pensa al volto sociale degli USA, diventa chiaro di cosa si sta parlando: la libertà degli statunitensi è la libertà di consumare.

All’epoca dell’ISDS e del TTIP e del TISA la democrazia sta diventando quella di cui parla Hans Tietmeyer, governatore della Bundesbank, che dice di preferire “il plebiscito dei mercati globali” al “plebiscito dell’urna elettorale” (Žižek). E’ una “democrazia che sceglie di fissare segretamente e senza un dibattito, le coordinate per il dominio incontrastato del capitale” e in cui “lo spazio per le decisioni dei politici eletti democraticamente viene limitato” (Žižek).

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TISA, ISDS, TTIP e gli illustri precedenti: i 14 Punti di Wilson La Carta

Atlantica e gli Accordi di Bretton Woods

 

Sembrerà strano, ma la democrazia parlamentare costituzionale che noi conosciamo è un modello teorico dell’ideologia capitalistica. La Grande Democrazia Statunitense personifica chiaramente questa proporzione.

Basti pensare alla storia del XX sec. per riconoscere come i recenti  TTIP ISDS e TISA siano solo gli ultimi di una serie di trattati realizzati al solo scopo di proteggere l’economia capitalistica – prima nazionale statunitense ora sovranazionale o multinazionale – dopo la comparsa dello spettro comunista.

Gli USA entrano nella 1° guerra mondiale sventolando i 14 punti di Wilson (proprio mentre i bolscevichi in URSS davano inizio al più drammatico esperimento del comunismo reale) in nome della democrazia e del libero commercio.

Questi 14 punti sono il primo manifesto (come Antonio Gramsci intuì analizzando il nuovo ordine mondiale nato a Versailles) di un economia-mondo contro un’altra (il capitalismo statunitense contro il comunismo sovietico).

Qualche decennio dopo, nel 1941, La Carta Atlantica stilata per entrare in guerra contro il nazifascismo sposava nuovamente, ispirandosi ai 14 punti, democrazia e libero mercato.

Essa venne firmata da Churchill e Roosevelt, e su questa alleanza vennero poi sottoscritti i trattati di Bretton Woods del successivo 1944, dove, ancora una volta, venivano ribaditi i principi del libero commercio e dei liberi scambi e dei liberi mari.

Oggi, dopo il collasso economico-politico sovietico, il Capitale globale e gli USA in primis sono pronti a stilare nuovi Trattati sul libero scambio oramai assolutamente sciolti da qualsiasi vincolo. Anche da quei vincoli su cui le democrazie sociali dell’Europa (quella italiana, quella francese, quella Tedesca, quella belga, quella svedese ecc….) , le nostre democrazie cresciute sì all’ombra dei soldi statunitensi, ma nutrite da anni di lotte sociali e di ideologie di sinistra, hanno incardinato 50 anni di storia.

gg

 

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Il capitale


“Fino alla caduta del muro di Berlino, nel 1989, il pericolo del sorpasso comunista agiva da occulto calmieratore delle classi dirigenti perché la sofferenza e l’ingiustizia sociale potevano alimentare una canalizzazione politica del dissenso e dare vita ad un’alternativa di sistema” (Scarpinato-Lodato). E’ come se esistesse un altrove politico possibile, almeno ideologicamente in grado di incidere sulla elaborazione di un progetto politico alternativo. “La progressiva costruzione di uno stato sociale che ha garantito anche agli ultimi un portafoglio sociale costituito da una pluralità di diritti: il lavoro a tempo indeterminato, la sanità, la scuola, la pensione eccetera.

il pericolo rosso improntava anche i rapporti tra economia e politica. il grande capitale aveva bisogno della politica non solo per ottenere commesse, appalti pubblici e regolazioni di settore favorevoli, ma anche per svolgere un’importante funzione di mediazione sociale.

La fine del comunismo ha fatto venir meno questo calmieratore. L’impossibilità di un’alternativa e l’irrilevanza della classe operaia nell’economia post-industriale globalizzata hanno provato di sbocchi politici l’antagonismo sociale, disarticolandolo. il primo ad accorgersene è stato proprio il grande capitale che ha sempre meno bisogno della politica per realizzare i propri interessi.

Se nell’economia industriale il capitale era legato a un territorio, a una fabbrica e quindi era costretto a una mediazione affidata ai professionisti della politica, oggi quel capitale è libero da ogni vincolo territoriale”.

(Scarpinato, Il ritorno del principe)

A proposito di “Come il capitale domina la politica”, di S. Zizek

La borghesia si è conquistato il dominio politico esclusivo nel moderno Stato rappresentativo. Il potere politico moderno non è altro che un comitato, il quale amministra gli affari comuni della classe borghese nel suo complesso” (K. Marx F. Engels, Il Maifesto del partito comunista)