Giorno: 25 luglio 2014

A proposito del patto del Nazareno


tratto dal Fatto quotidiano del 26 luglio 

Il giornalista del Fatto riferisce di alcune conversazioni avvenute a cena tra B. e i suoi l’altra sera in un ristorante del centro di Roma.

Ecco cosa dice, ad esempio, B. della riforma del Senato:

“Ma cosa volete che m’importi del Senato, quella è una cosa di Renzi, io il patto del Nazareno l’ho fatto per la giustizia e la legge elettorale. Se non c’è l’Italicum con i nominati io come vi riporto alla Camera?”. La risata generale è di sollievo.

Dal Condannato l’ennesima conferma che nel patto segreto del Nazareno c’è anche la riforma della giustizia da fare insieme al Pd di Matteo Renzi. È il terzo decisivo step previsto da un testo scritto e firmato dai due contraenti, lo Spregiudicato “Matteo” e il Pregiudicato “Silvio”. [..]

Ecco poi cosa si dicono Toti e Berlusconi alla stessa cena:

Toti: “Presidente così Renzi non lo fermiamo più. Sta occupando tutto, mettendo i suoi in ogni posto…”.

B. lo ha stoppato e ha iniziato questa analisi che il Fatto riporta in maniera testuale: “Renzi è un fuoriclasse, un grande comunicatore, è determinato, è cattivo. Con me ha preso degli impegni precisi. A me del Senato non importa nulla, lui si è impegnato con me sull’Italicum e sulla giustizia. E a me questo interessa. Sulla giustizia faremo insieme quello che io da solo non sono riuscito a fare. In ogni caso lo staneremo in autunno, sull’economia. Renzi non ha alternative a una manovra complessiva da trenta miliardi euro, Dove li prende i soldi? Deve mettere per forza le mani nelle tasche degli italiani, vedrete ci sarà il prelievo forzoso sui conti correnti”.

Il fatto quotidiano

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Il Principe e la Costituzione


parte 2.

Il Senato Costituzionale

 

La proposta che fa Zagrebelsky è quella di un senato costituzionale, e cioè di un Senato che “si preoccupa, più che delle sue immediate fortune elettorali, dell’avvenire e di chi verrà dopo di lui”.

“Nella prospettiva costituzionalistica la provvista dei membri del Senato dovrebbe avvenire […] con l’elezione per una durata adeguata, superiore a quella ordinaria della Camera dei deputati, e con la regola della non rieleggibilità. […] A ciò si dovrebbero accompagnare requisiti di esperienza, competenza, moralità particolarmente rigorosi, contenute in regole d’incompatibilità e ineleggibilità misurate sulla natura dei compiti assegnati agli eletti”. Per soddisfare poi il principio del Senato federale, bisognerebbe eleggere, rispettando i criteri di cui prima un numero limitato di senatori per regione “due per regione, eletti dagli elettori delle Regioni stesse” “senza liste, listoni o listini che farebbero ancora una volta del Senato una propaggine del sistema dei partiti, con i condizionamenti e gli snaturamenti della loro funzione che ne deriverebbero. Questa, sì, sarebbe una novità perfettamente democratica e tale da inserire nel circuito politico energie, competenze, responsabilità nuove. Questo, sì, sarebbe un Senato attrattivo per le forze migliori del nostro Paese che il reclutamento partitico della classe politica oggi tiene ai margini”.

Oltre al pasticcio Renzi-Napolitano, l’altra ipotesi al vaglio del giurista è il rischio autoritarismo. Un rischio che periodicamente incombe sulle fragile istituzioni liberali della nostra Repubblica.

Il punto 10. L’Autoritarismo e la democrazia dell’uomo al comando

Il pericolo è dunque quello di involuzione autoritaria anzi padronale del nostro sistema politico.

Il quadro allarmistico è compostodalla marginalizzazione della seconda Camera, e dalle prospettive con cui si annuncia la riforma della legge elettorale, in vista di soluzioni fortemente maggioritarie e debolmente rappresentative, tali da configurare una democrazia di investitura “dell’uomo solo al comando, tanto più in quanto i partiti, da associazioni di partecipazione politica […] si sono trasformati in  appendici di vertici personalistici, e in quanto i parlamentari dal canto loro hanno scarse possibilità d’autonomia, di fronte alla minaccia di scioglimento anticipato e al rischio di non trovare più posto, o posto adeguato, in quelle liste bloccate che la riforma elettorale non sembra orientata a superare” (v. il patto del Nazareno).

La denuncia dunque veniva, e ancora viene, da quello che i giuristi chiamano un “combinato disposto”. La visione d’insieme è quella d’un sistema politico che vuole chiudersi difensivamente su se stesso, contro la concezione pluralisticapartecipativa della democrazia, che è la concezione della Costituzione del 1948. La posta in gioco è alta.

Per questo è giusto lanciare l’allarme”

V. Zagrebelsky

da “Gentile Boschi, le vostre riforme sono autoritarie”