Il capitale


“Fino alla caduta del muro di Berlino, nel 1989, il pericolo del sorpasso comunista agiva da occulto calmieratore delle classi dirigenti perché la sofferenza e l’ingiustizia sociale potevano alimentare una canalizzazione politica del dissenso e dare vita ad un’alternativa di sistema” (Scarpinato-Lodato). E’ come se esistesse un altrove politico possibile, almeno ideologicamente in grado di incidere sulla elaborazione di un progetto politico alternativo. “La progressiva costruzione di uno stato sociale che ha garantito anche agli ultimi un portafoglio sociale costituito da una pluralità di diritti: il lavoro a tempo indeterminato, la sanità, la scuola, la pensione eccetera.

il pericolo rosso improntava anche i rapporti tra economia e politica. il grande capitale aveva bisogno della politica non solo per ottenere commesse, appalti pubblici e regolazioni di settore favorevoli, ma anche per svolgere un’importante funzione di mediazione sociale.

La fine del comunismo ha fatto venir meno questo calmieratore. L’impossibilità di un’alternativa e l’irrilevanza della classe operaia nell’economia post-industriale globalizzata hanno provato di sbocchi politici l’antagonismo sociale, disarticolandolo. il primo ad accorgersene è stato proprio il grande capitale che ha sempre meno bisogno della politica per realizzare i propri interessi.

Se nell’economia industriale il capitale era legato a un territorio, a una fabbrica e quindi era costretto a una mediazione affidata ai professionisti della politica, oggi quel capitale è libero da ogni vincolo territoriale”.

(Scarpinato, Il ritorno del principe)

A proposito di “Come il capitale domina la politica”, di S. Zizek

La borghesia si è conquistato il dominio politico esclusivo nel moderno Stato rappresentativo. Il potere politico moderno non è altro che un comitato, il quale amministra gli affari comuni della classe borghese nel suo complesso” (K. Marx F. Engels, Il Maifesto del partito comunista)

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